Questa scheda è una sintesi orientativa generata da Intelligenza Artificiale per facilitare la comprensione del testo. L'AI può compiere errori o imprecisioni. Questo documento NON costituisce parere legale né ha valore giuridico o vincolante. Per qualsiasi uso ufficiale o formale, verificare sempre il testo sulla Gazzetta Ufficiale.
n. 168 ORDINANZA (Atto di promovimento) 18 agosto 2026
Cosa è cambiato
La Corte d'appello di Trieste ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardante l'articolo 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale e l'articolo 4-bis, comma 1-ter, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario). Nello specifico, l'ordinanza contesta l'omessa esclusione del delitto di estorsione aggravata (art. 629, secondo comma, c.p.) dal novero dei cosiddetti 'reati ostativi' alla sospensione dell'esecuzione della pena detentiva, anche quando a tale reato sia stata riconosciuta l'attenuante del fatto di lieve entità, in forza della precedente sentenza della Corte costituzionale n. 120 del 2023.
La questione nasce nell'ambito di un procedimento penale di esecuzione nei confronti di un condannato (S. S.). L'atto di promovimento evidenzia un vuoto o una distorsione normativa: nonostante la Consulta avesse già dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'inclusione automatica di determinate fattispecie attenuate tra i reati ostativi, la norma processuale e penitenziaria continuerebbe a non recepire pienamente gli effetti dell'attenuante per l'estorsione aggravata ai fini dell'accesso alle misure alternative alla detenzione (come la sospensione dell'ordine di carcerazione).
Con questa ordinanza, l'autorità giudiziaria rimette la questione alla Corte Costituzionale affinché si pronunci sulla compatibilità di tale automatismo sanzionatorio e restrittivo con i principi costituzionali di uguaglianza, proporzionalità della pena e finalità rieducativa della sanzione (artt. 3 e 27 della Costituzione). L'effetto pratico immediato è l'avvio di un giudizio di costituzionalità che potrebbe portare, in caso di accoglimento, alla possibilità per i condannati per estorsione aggravata di lieve entità di accedere alla sospensione della pena detentiva e alle misure alternative, finora precluse dai divieti assoluti previsti per i reati ostativi.
Per chi è cambiato
- •Cittadini e Condannati: Coloro che stanno subendo un'esecuzione penale per il reato di estorsione aggravata (art. 629, secondo comma, c.p.) a cui sia stata riconosciuta l'attenuante del fatto di lieve entità attendono la decisione della Corte Costituzionale. La pronuncia potrà determinare l'accesso o meno alla sospensione dell'esecuzione della pena e alle misure alternative alla detenzione, rimuovendo sbarramenti automatici ritenuti sproporzionati
- •Avvocati e Operatori del Diritto: I difensori possono utilizzare questa ordinanza di promovimento come precedente e argomento giuridico nei procedimenti di esecuzione penale pendenti che presentano analoghe questioni relative ai reati ostativi attenuati, richiedendo sospensioni o valutazioni conformi in attesa del giudizio della Consulta
- •Autorità Giudiziarie e Corti d'Appello: I giudici dell'esecuzione si trovano investiti del compito di verificare la sussistenza di analoghi profili di incostituzionalità nei casi sottoposti alla loro attenzione, sollevando eccezioni o adeguando le valutazioni discrezionali sulla eseguibilità delle pene detentive in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale.
Ulteriori informazioni, scadenze e adempimenti
L'ordinanza di promovimento della Corte d'appello di Trieste del 18 agosto 2026 è stata formalmente pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - 1ª Serie Speciale - Corte Costituzionale n. 42 del 21 ottobre 2026. Da tale data l'atto è divenuto pubblico e conoscibile, dando formalmente avvio al giudizio di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. Non sono previste scadenze immediate o adempimenti diretti per i cittadini o i difensori se non il monitoraggio del successivo giudizio costituzionale, all'esito del quale la Corte Costituzionale depositerà una sentenza che potrà dichiarare l'illegittimità delle norme censurate, aprendo la strada a nuove valutazioni esecutive per i condannati interessati.