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n. 169 SENTENZA 22 settembre - 13 ottobre 2026
Cosa è cambiato
La Corte Costituzionale ha annullato una sentenza di condanna per diffamazione aggravata e tutti i relativi provvedimenti procedurali emessi dal Tribunale di Matera a carico di un senatore (all'epoca dei fatti). Il fulcro della decisione risiede nella violazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, che sancisce l'insindacabilità dei parlamentari per le opinioni espresse nell'esercizio delle loro funzioni.
La Corte ha stabilito che il Tribunale ordinario non ha il potere di rigettare autonomamente l'eccezione di insindacabilità né di procedere con il rinvio delle udienze o l'emissione di una sentenza quando è in gioco la tutela costituzionale del parlamentare. Di conseguenza, l'intera procedura penale e la sentenza n. 225 del 1° marzo 2024 sono state dichiarate illegittime e annullate per aver invaso le attribuzioni costituzionali del Senato.
Per chi è cambiato
- •Parlamentari (Senatori e Deputati): ottengono una conferma rigorosa della tutela dell'insindacabilità, che impedisce ai giudici ordinari di condannarli per opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari senza il rispetto delle garanzie costituzionali.
- •Magistratura e Tribunali: ricevono un monito vincolante sul limite della propria competenza; non possono decidere autonomamente l'applicabilità dell'art. 68 Cost. rigettando le eccezioni di insindacabilità, pena l'annullamento dei provvedimenti.
- •Cittadini e Utenti del Sistema Giudiziario: assistono a una riaffermazione del principio di separazione dei poteri, dove la protezione della funzione legislativa prevale sulla giurisdizione penale ordinaria in casi specifici di esercizio del mandato.
Ulteriori informazioni, scadenze e adempimenti
Il provvedimento ha effetto immediato di annullamento della sentenza n. 225 del 1° marzo 2024 e dei provvedimenti del 3 febbraio, 9 giugno, 1° dicembre 2023 e 16 febbraio 2024. Il fondamento giuridico è l'art. 68, primo comma, della Costituzione Italiana. L'organo competente che ha risolto il conflitto di attribuzione è la Corte Costituzionale.